San Marino. La dichiarazione di Alan Gasperoni, ex patron del Fiorita, dopo le parole di Alessandro Alciato

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Pubblichiamo il commento su social di Alan Gasperoni

Un mio post in cui ne rilanciavo un altro di Alessandro Alciato ha scatenato il solito casino sulla questione calcio. Quando parlo io, così come quando parla Alessandro, le persone credono unicamente alla versione del “rancore”, alla rabbia per quello che è successo. In realtà, quello dell’estate scorsa, è un capitolo chiuso per entrambi anche se è difficile da spiegare. Lui, a cui è stato negato il tesseramento per la Champions League ha dovuto abbandonare quel progetto e allo stesso modo io, che sono stato squalificato (mea culpa) non avrò più la possibilità di tornare a fare quello che facevo.

Chiuso. Capite? Chiuso.

Ora la battaglia, da tifoso, da appassionato, da uomo che per 20 anni ha fatto parte del mondo del calcio sammarinese si sposta su un piano diverso, che voi ci crediate o meno. Ora l’obiettivo è far si che chi guida il calcio lo faccia per il bene del calcio e non per arricchirsi, che lo faccia per migliorare le nostre Nazionali e non per compiacere gli amici, che lo faccia inseguendo una crescita complessiva e non un appiattimento grazie al quale controllare meglio il sistema. Ma soprattutto, vista la forte connotazione moralizzatrice delle persone che guidano il calcio l’auspicio è che lo facciano rispettando le leggi del nostro Stato e i regolamenti di CONS e FSGC.

In quest’ordine, non sostenendo che all’interno delle quattro mura della Casa del Calcio si possa anche sovvertire quello che la legge indica. E che leggi, indagini e sentenze siano giuste. L’auspicio è che chi governa tenda una mano a chi ha sbagliato, non tanto per spirito cattolico, quanto perché in questo paese da 30.000 anime non si può perdere nemmeno un appassionato. Nemmeno uno.

L’obiettivo è evitare le ripicche, evitare i richiami finalizzati a zittire “l’amico dell’amico” e portare alla luce tutto ciò che non funziona con spirito costruttivo, denunciando quanti scheletri vengono chiusi negli armadi e quanta cenere viene nascosta sotto ai tappeti. L’obiettivo è cercare di capire se il calcio che vogliono venderci come migliore lo è davvero, l’obiettivo è capire chi e che cosa c’è dietro a certe scelte, l’obiettivo è rendere più chiari bilanci, rimborsi, accordi, spese, appalti e contratti. Capire se c’è spazio per i giovani con talento o solo per quelli allineati, capire se c’è spazio per tutte le componenti, capire se a qualcuno interessa promuovere merito e meritocrazia. Ho pensato, nel tempo, che la politica, il CONS, i media o altre istituzioni si sarebbero interessate a quello che succede nel calcio ma credo che questo non sia un problema loro, nessuno ha interesse a disturbare l’unica vera realtà sammarinese che abbia una disponibilità economica e che sotto forme più o meno diverse sostiene il sistema.

E poi c’è l’amico, il quieto vivere, il “tutti prima o poi ne avremo bisogno”.

E allora nessuno fa niente e tutti ingoiamo rospi sempre più grossi con la sola speranza che un tozzo di quel pane prima o poi ci sia anche per noi. Ieri hanno cancellato il San Marino, domani vogliono cancellare La Fiorita, poi toccherà ad altri finchè il pensiero unico non trionferà.

Ma niente come uno sport di squadra è in grado di indicarci come i veri successi arrivino dalla capacità di sfruttare vedute e idee differenti dalle nostre. L’allenatore migliore non minaccia, ascolta, poi decide ciò che ritiene meglio, coinvolgendo sempre tutte le anime del suo spogliatoio.

E a chi continua a sostenere che il mio nemico abbia un nome e un cognome voglio dire chiaramente che Marco Tura per me non è un problema, lui me l’ha giurata e continua ad attaccare. Lui scrive il conto e io pago. Lui voleva la mia testa e se l’è presa, voleva farmi licenziare e ce l’ha fatta, voleva cancellarmi e ci sta riuscendo. Coerente no? Soffro molto di più a sapere che accanto a lui siedono persone che ho accompagnato per mano fino a quell’incarico e che ora faticano a salutarmi, o altri a cui ho confidato cose molto delicate e che le hanno solamente usate per mettermi alla berlina. O altri ancora, forse i peggiori, che mi scrivono quotidianamente per avere informazioni credendosi furbi ma che in realtà, così lo sanno, sono solo dei coglioni.

Avrei potuto scrivere queste cose alcuni mesi fa ma serve sempre la goccia per far traboccare il vaso e negli ultimi giorni, una dopo l’altra, di goccioline ne sono cadute parecchie. Ora, chiudo per sempre il capitolo, resto a disposizione di chi ha bisogno e aspetto l’esito dell’appello alla CAF che abbiamo presentato da 108 giorni e che quindi non dovrebbe tardare. Poi proseguirò in silenzio la mia battaglia, con chi vorrà o da solo.
E se pensate che io non viva senza calcio sappiate che per fortuna, adesso ho cose più importanti per cui vivere. Screenshottate, girate nella vostra chat e fatemi sapere. Bye bye.

Alan Gasperoni